PARLIAMOCI CHIARO
L'EVO non va confuso con l'olio d'oliva
Poche famiglie italiane sono a conoscenza della differenza tra l'EVO e l'olio d'oliva. Giova quindi ribadire che solo l'EVO, grazie al suo diretto legame col frutto sano, è identificabile come condimento salutistico. Infatti, solo tale olio è ottenuto unicamente mediante procedimenti meccanici e, se fatto a regola d'arte, in grado di assicurare un reale nutrimento per l'organismo. E’ doveroso quindi sottolineare che, con la denominazione olio d'oliva si comprendono olii si provenienti da olive, ma che raggiungono il frantoio in pessime condizioni: malsane, stramature, raccolte da terra, non integre, a volte col verme (la cosiddetta mosca), sempre provviste di lesioni che diventano possibili vie d'ingresso dei batteri, e muffe.
Da tali frutti, inevitabilmente, si ricava un olio, non solo privo di proprietà nutrizionali, ma classificato come non commestibile.
Merceologicamente questo tipo di olio viene definito lampante. Questo termine identifica per legge un tipo di olio troppo acido e che, all’ esame organolettico, trasmette sensazioni fortemente sgradevoli, per cui l'unica sua destinazione rimane la raffineria. Una volta veniva utilizzato come combustibile per le lampade, da cui il termine assegnatogli. Giunto nelle raffinerie, l'olio lampante subisce trattamenti chimico-fisici che lo rendono una massa inodore, insapore e incolore e con un’ acidità portata a valori notevolmente inferiori. L'olio così trattato e trasformato va a costituire una materia prima che viene poi reintrodotta nella filiera con il termine di olio raffinato.
Questo, che di fatto dovrebbe essere classificato come sottoprodotto della lavorazione delle olive, viene utilizzato per costituire oltre il 90% del volume di bottiglie d’ olio commercializzate con la dicitura olio d'oliva.